Cos'è

Il 25 ottobre, nella palestra del Vallauri, nel contesto del Progetto Colloqui fiorentini, si è svolto un incontro su Cesare Pavese, tenuto dal prof. Diego Picano del comitato didattico del Progetto .

Colloqui fiorentini è un contest di studi ideato da un gruppo di docenti di Firenze, città dove ogni anno si svolge una tre giorni di studi, su un autore della letteratura italiana, dove relatori di spessore, propongono riflessioni sull’autore, aperte alla partecipazione libera di tutte le scuole superiori d’Italia.

Il Convegno si propone come strumento e occasione di incremento e innovazione dell’attività didattica degli insegnanti e assume le caratteristiche di un corso di aggiornamento di alto livello culturale, e una occasione per gli studenti, di promuovere e valorizzare le loro capacità di elaborazione dei contenuti studiati e delle loro capacità espressive.

Si può affermare che il Vallauri sia un “aficionado” del Progetto, visto che partecipa con gruppi di studenti diversificati per classi e sezioni, sin dall’anno scolastico 2014/15.

D’altronde, come rinunciare a questa festa della letteratura e della cultura italiana? Come rinunciare all’aria che si respira a Firenze? Al clima gioioso del Pala Mandela dove 40.000 studenti di tutta Italia ogni anno offrono uno spettacolo di indicibile allegria, colore, vitalità? Non è possibile, per questo, il prof Diego Picano ha accettato l’invito del Vallauri ed è venuto a parlare agli studenti che parteciperanno alla prossima edizione dei colloqui che avrà a tema Cesare Pavese, del quale il docente ha offerto una affascinante chiave di lettura, aprendo orizzonti diversi, superando quelli tradizionali e stimolando gli studenti a confrontarsi con l’autore e con la sua opera.

Diego Picano che insegna Italiano e Latino al Liceo scientifico “Michelangelo” di Pontecorvo, è autore di numerose pubblicazioni, di saggi critici su argomenti diversi , impegnato anche in progetti di innovazione didattica multimediale, nonché attivo in progetti di scambio con l’estero e programmi comunitari.

Il professore ha aperto la sua lezione con una frase tratta dal “Mestiere di vivere” di Cesare Pavese, dalla quale è emerso come tema della sua produzione la vita come ricerca di se stesso, stabilendo poi parallelismi, più che attinenti, con estratti dalle lettere di Vincent Van Gogh dalle quali si evince la costante ricerca delle radici e della “casa”. Quest’ultima in particolare, è stata ripetutamente menzionata nel corso della lezione, poiché considerata uno dei due punti cardine della poetica dell’autore; alla CASA, luogo che attende il nostro ritorno, alla quale spesso viene affiancata la presenza di una donna, simbolo di conforto e calore, si contrappone la figura dell’UOMO che, spiegava il professore, è identificato dalla figura dello “scappato di casa”, colui che però “torna” dopo aver compiuto un lungo viaggio, facilmente paragonabile a quello compiuto dall’Ulisse omerico e ancora dall’Ulisse dantesco, nel quale l’ardore della conoscenza e dell’ignoto si fa esigenza impellente.

Questo è il viaggio letterario che affronta Cesare Pavese, che qualche suo personaggio compie anche fisicamente, trasferendosi in America, lasciando la sua terra, mosso dal mito del progresso, e dal quale ritorna annoiato e deluso, viaggio che però (cosi come quello omerico e dantesco) non si conclude.

Al suo rientro, la sua ragione, la ragione alla quale è stato educato, gli impedisce di riconosce la sua terra e di trovare le sue radici.

La tristezza e la noia che scaturiscono da queste sensazioni, conducono l’autore ad un atteggiamento quasi speranzoso verso un “ipotetico evento epifanico”, un evento che cambi la sua vita, sconvolgendola. Un evento atteso fino alla sua prematura morte.

Il professor Picano, a questo punto, per una migliore comprensione del senso di smarrimento di Pavese, ci ha fornito un’ analogia con la contemporaneità, da una parte legata alla produttività e alla superficialità , una contemporaneità in cui regna la maschera pirandelliana e in cui il senso di smarrimento e’ costantemente presente. In tale contesto è stata introdotta dal prof Picano la differenza sostanziale tra il mestiere di vivere e l’arte di vivere.

Il mestiere di vivere, è per Pavese il mestiere di scrivere, il ragazzo scappato di casa che vive la sua ulissiade, superando le Colonne d’Ercole; mentre l’arte di vivere è “l’arte di saper credere alle menzogne”, uniformandosi a modalità comportamentali inautentiche, quelle delle maschere .

Per poter intendere al meglio questo concetto, è stata proposta dal relatore, la canzone “Itaca” di Lucio Dalla che, nelle ultime battute, fa dire al marinaio”se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo?”, che è un incoraggiamento a superare i limiti perché l’uomo non è fatto per l’arte di vivere, ma per il mestiere di vivere. Anche l’esigenza del rientro dal viaggio alla casa, per superare il senso di sradicamento che l’allontanamento ha creato, è stato sottolineato da un’altra canzone storica,”Il ragazzo della via Gluck”, di Adriano Celentano.

Il prof Picano ha concluso la sua lezione con l’ invito agli studenti a essere interpreti del mestiere di vivere, un invito a non accontentarsi della menzogna, a ricercare la verità anche nella piccole cose. Basta solo cominciare.

Sveva Battisti, V A Vallauri

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